L'Opera Madonnina del Grappa è stata fin dall'inizio pensata e voluta dal suo fondatore e promotore, Padre Enrico Mauri, come l'unità nella comunione di diversi stati di vita che vivono nella specificità della loro vocazione l'amore nuziale di Cristo e della Chiesa. Questo mistero è già contenuto e preannunciato nell'Antico Testamento e successivamente è compiuto in pienezza nel Nuovo con l'avvento nella carne del Figlio di Dio. Esso è diventato poi patrimonio comune della Tradizione viva della Chiesa.
Questo carisma è proposto a tutti i membri dell'Opera come criterio di identità e di missione, partecipandovi ognuno secondo le modalità peculiari del proprio stato di vita e
della propria vocazione. In tal senso l'Opera appare perciò come un microcosmo di Chiesa, che si pone all'interno della Chiesa come un segno della sua identità sponsale e nei confronti del mondo come un segno della sua fecondità.
Per meglio chiarire quanto qui sinteticamente esposto è opportuno approfondire alcuni elementi del divenire storico della spiritualità dell'Opera e dell'appartenenza ad essa secondo i differenti stati di vita.
La storia della Famiglia di Padre Mauri
Possiamo distinguere diverse fasi evolutive in questa storia e legarle insieme in una lettura storica e spirituale. All'inizio sta l'interesse del fondatore, il giovane Padre Mauri, per le questioni sociali e per l'animazione spirituale delle anime, significativamente di quelle femminili, che egli radunò come Virgines bobbienses in un primo nucleo di vita consacrata di natura secolare. Già in questo primo periodo bobbiense stanno i semi di alcune attenzioni successive.
Esse si approfondirono nel periodo milanese successivo alla prima guerra mondiale con la costituzione dell'Associazione Madri e Vedove dei Caduti e con la formazione e l'animazione degli albori della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, che egli segue anche guidando alcune di esse a dedicarsi completamente all'apostolato nella vita consacrata. Si approfondisce dunque l'esigenza di una consacrazione secolare, particolarmente legata allo spirito dell'Azione Cattolica, e nello stesso tempo di un'azione sociale, che si specifica come apostolica e spirituale insieme.
Dopo la crisi dell'Associazione Madri e Vedove, provocata dal governo fascista, il Padre continua con un gruppo di persone fedeli, nel solco di quella che ormai va configurandosi come un'intuizione originaria, e a Sestri Levante (Ge) si radica il primo gruppo di presenze.
Gli sviluppi successivi portano, negli anni quaranta, all'ideazione dell'Opera nelle tre componenti sacerdotale, laicale femminile, laicale maschile, riunite in sodalizi. I testi che il Padre ha lasciato attestano che li desidera autonomi, ma uniti nell'unico spirito e nell'unica famiglia da lui generata. La storia vuole che il ramo laicale maschile non si sviluppi e quello sacerdotale, dopo circa un decennio di realizzazione, non giunga a stabilità di compimento pur avendo donato alla Chiesa circa cinquanta sacerdoti.
Rimane al Padre il ramo femminile, nella composizione del quale egli condensa il seme della identità nuziale al femminile: un unico Istituto di vergini, vedove, spose. Nel 1941 il Padre riconosce nella tipologia, allora innovativa, dell'Istituto secolare la forma adatta per un radicamento giuridico del ramo femminile, che diverrà successivamente (1966) di diritto pontificio.
Ciò non impedisce che da allora l'Istituto prosegua nella coltivazione dell'intuizione originaria del Padre. Nasce così dapprima la piena configurazione del Movimento di spiritualità vedovile "Speranza e Vita" (1968), che dona un primo volto istituzionale e giuridico alle molte vedove che da sempre hanno costituito la prima matrice dell'Opera.
Successivamente l'Associazione "Amici della Madonnina" (1992) che raccoglie e regola il bisogno di appartenenza e condivisione di tante persone che gravitano attorno all'Opera. Essi rappresentano il permanere di una diffusività e di una fecondità dell'Opera oltre i confini dell'Opera stessa.
Contemporaneamente prosegue, in diversi modi, il lavoro per gli sposi e sono molti i gruppi e le realtà che o rimangono legate all'Opera stessa ed al lavoro apostolico e spirituale per la famiglia iniziato dal Padre, o traggono da esso ispirazione. Successivamente l'Opera ha modo di dilatare in modo significativo questo lavoro per gli sposi e giunge nel 2002 a dare vita alla Associazione "Sposi in Cristo", dando così volto istituzionale e giuridico alle intuizioni del Padre.
La presenza di sacerdoti che si ispirano al carisma della nuzialità, sia nel servizio dell'Opera a tempo pieno, sia nella vita del proprio ministero pastorale, è la testimonianza della fecondità sacerdotale del Padre e dona all'Opera la sua forma originaria piena.
La dimensione apostolica dell'Opera nella Chiesa di oggi
Dal 1951 in poi Padre Mauri ha la precisa consapevolezza di una missione spirituale specifica per la sua Opera. Nuzialità significa per lui santità, e l'Opera è destinata a "cooperare col divino Spirito a suscitare, coltivare, maturare vocazioni alla santità nel mondo".
Nasce così nel 1953 il Centro di apostolato ascetico, oggi ribattezzato "Centro di spiritualità e missionarietà nuziale", che si rivolge, tra i primi in Italia, ai sacerdoti, ai laici, agli sposi, alle vedove con diverse occasioni formative e spirituali. Il Centro diviene così il motore propulsore dell'intera Opera e delle sue attività.
In tutte queste realtà il Padre ha spesso precorso i tempi, intuendo, con vivace spirito profetico, le più urgenti necessità della Chiesa, che il Concilio verrà a confermare ampiamente.

Una vostra consorella […] augurava al Padre che "sia sempre più e sempre meglio missionario dell'amore nuziale a Cristo", che è quanto dire della nuzialità di Cristo, perché sia conosciuta, amata, incarnata (1955).

Anche il linguaggio nuziale, che ai tempi del Padre era proposto da pochi ed isolati teologi, pur essendo una ricchezza costante del patrimonio della Chiesa, è oggi un linguaggio ripreso dal magistero e dalla riflessione post-conciliare ed è divenuto anche un'ampia ed articolata teologia, alla quale il Centro stesso ha dato il suo contributo.
La nuzialità ha iniziato oggi ad essere un comune patrimonio della riflessione e della pastorale, proponendo se stessa come possibile contenuto e metodo dell'azione evangelizzatrice della Chiesa.
In simile contesto acquista maggior significato anche l'Opera stessa generata da Padre Mauri, che viene ad esprimere la "memoria" viva ed incarnata dell'essere nuziale della Chiesa stessa, mettendosi a disposizione con il proprio essere ed il proprio operare affinché ogni uomo ed ogni donna entri, con il proprio cammino di vita, nella pienezza delle Nozze con Dio a cui ognuno è chiamato.