Possiamo distinguere diverse fasi evolutive in questa storia e legarle insieme in
una lettura storica e spirituale. All'inizio sta l'interesse del fondatore, il giovane
Padre Mauri, per le questioni sociali e per l'animazione spirituale delle anime,
significativamente di quelle femminili, che egli radunò come Virgines bobbienses
in un primo nucleo di vita consacrata di natura secolare. Già in questo primo periodo
bobbiense stanno i semi di alcune attenzioni successive.
Esse si approfondirono nel periodo milanese successivo alla prima guerra mondiale
con la costituzione dell'Associazione Madri e Vedove dei Caduti e con la formazione
e l'animazione degli albori della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, che egli
segue anche guidando alcune di esse a dedicarsi completamente all'apostolato nella
vita consacrata. Si approfondisce dunque l'esigenza di una consacrazione secolare,
particolarmente legata allo spirito dell'Azione Cattolica, e nello stesso tempo
di un'azione sociale, che si specifica come apostolica e spirituale insieme.
Dopo la crisi dell'Associazione Madri e Vedove, provocata dal governo fascista,
il Padre continua con un gruppo di persone fedeli, nel solco di quella che ormai
va configurandosi come un'intuizione originaria, e a Sestri Levante (Ge) si radica
il primo gruppo di presenze.
Gli sviluppi successivi portano, negli anni quaranta, all'ideazione dell'Opera nelle
tre componenti sacerdotale, laicale femminile, laicale maschile, riunite in sodalizi.
I testi che il Padre ha lasciato attestano che li desidera autonomi, ma uniti nell'unico
spirito e nell'unica famiglia da lui generata. La storia vuole che il ramo laicale
maschile non si sviluppi e quello sacerdotale, dopo circa un decennio di realizzazione,
non giunga a stabilità di compimento pur avendo donato alla Chiesa circa cinquanta
sacerdoti.
Rimane al Padre il ramo femminile, nella composizione del quale egli condensa il
seme della identità nuziale al femminile: un unico Istituto di vergini, vedove,
spose. Nel 1941 il Padre riconosce nella tipologia, allora innovativa, dell'Istituto
secolare la forma adatta per un radicamento giuridico del ramo femminile, che diverrà
successivamente (1966) di diritto pontificio.
Ciò non impedisce che da allora l'Istituto prosegua nella coltivazione dell'intuizione
originaria del Padre. Nasce così dapprima la piena configurazione del Movimento
di spiritualità vedovile "Speranza e Vita" (1968), che dona un primo volto istituzionale
e giuridico alle molte vedove che da sempre hanno costituito la prima matrice dell'Opera.
Successivamente l'Associazione "Amici della Madonnina" (1992) che raccoglie e regola
il bisogno di appartenenza e condivisione di tante persone che gravitano attorno
all'Opera. Essi rappresentano il permanere di una diffusività e di una fecondità
dell'Opera oltre i confini dell'Opera stessa.
Contemporaneamente prosegue, in diversi modi, il lavoro per gli sposi e sono molti
i gruppi e le realtà che o rimangono legate all'Opera stessa ed al lavoro apostolico
e spirituale per la famiglia iniziato dal Padre, o traggono da esso ispirazione.
Successivamente l'Opera ha modo di dilatare in modo significativo questo lavoro
per gli sposi e giunge nel 2002 a dare vita alla Associazione "Sposi in Cristo",
dando così volto istituzionale e giuridico alle intuizioni del Padre.
La presenza di sacerdoti che si ispirano al carisma della nuzialità, sia nel servizio
dell'Opera a tempo pieno, sia nella vita del proprio ministero pastorale, è la testimonianza
della fecondità sacerdotale del Padre e dona all'Opera la sua forma originaria piena.
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