Il Rwanda è una piccola regione del Centro Africa, negli altopiani dell'Africa centrale da cui nasce il grande Nilo. Abitata fin dall'antichità da popolazioni Bantu. La grande maggioranza del Rwanda, nome che grosso modo significa "Il Regno" è abitata dagli Hutu, un'antica popolazione di tradizione agricola. Nel XIV secolo scesero da regioni più nordiche, spinti forse dalla siccità e dalla conseguente necessità di trovare acqua per il bestiame, alcuni gruppi di etnia nilotica, i Tutsi, una popolazione nobile di tradizione pastorizia. I due gruppi vissero in pace ed equilibrio, formando un'unica realtà sociale, espressa ancora oggi
dall'unica lingua che accomuna tutti, senza dialetti: il kinyarwanda. Una lingua ricca di espressività e complessa dal punto di vista di suoni, che dice il livello culturale di queste popolazioni, anche se si tratta di tradizioni culturali orali e non scritte. La monarchia Tutsi regnò su tutto il Rwanda, che ebbe periodi di maggiore espansione rispetto al panorama attuale, realizzando quello che potremmo chiamare, anche se in modo molto improprio, una sorta di feudalesimo.
Nel 1900 iniziò la penetrazione missionaria dei Padri Bianchi e il Rwanda accolse con favore il Vangelo, divenendo in larghissima parte cristiano. Il Mwami, cioè il Re del Rwanda consacrò la nazione rwandese a Cristo Re e alla Vergine. Dopo un breve dominio tedesco, il Rwanda divenne un protettorato belga. Diverse spinte storiche portarono alla rivoluzione del 1959, nella quale venne soppressa la monarchia e si creò lo spazio per un governo alternativo.
Recenti avvenimenti hanno portato all'acuirsi delle tensioni etniche, che sono sfociate nelle stragi del 1994. Dopo di allora, e con il rientro dalle vicine regioni di numerose famiglie Tutsi, il Rwanda sta cercando la sua strada sia nella soluzione dei problemi interni, sia nella collocazione nel panorama internazionale.
La Chiesa rwandese ha ormai un secolo di vita. Conta nove diocesi, tutte guidate da vescovi rwandesi, un clero indigeno e, naturalmente, la presenza di numerosi Istituti religiosi e realtà ecclesiali. Le necessità della Chiesa rwandese sono quelle di una Chiesa in forte espansione, ma bisognosa del proprio radicamento, sia territoriale che culturale e religioso. Recentemente è aumentata la presenza di sette e la presenza cattolica si è ridotta rispetto al passato.
L'impegno della Chiesa riguarda soprattutto il radicarsi nel territorio, frazionando le immense parrocchie in parrocchie più piccole e gestibili (che bisogna naturalmente dotare di una chiesa e delle necessarie strutture). Parimenti si pensa alla formazione dei laici, soprattutto delle comunità di base, che in Rwanda sono gruppi di 10-15 famiglie che vivono in una stessa zona. L'impegno per dare ad esse la possibilità di vivere come Chiesa costituisce una priorità attuale della Chiesa rwandese, unitamente alla pastorale della famiglia, che è in Rwanda il perno sociale stabile e tradizionale di tutti i valori. Anche il problema delle numerose vedove è assai sentito e si tratta innanzitutto di dare la sussistenza materiale alle persone minacciate dalla mancanza di autonomia e poi di dare l'annuncio di un senso per una vita che continui nell'amore.
Proprio questa sembra essere l'attitudine più specifica della nostra Famiglia spirituale: donare con la vita e l'esempio il sentimento dell'amore di Cristo e della Chiesa (proprio quel Cristo Re a cui il Rwanda è consacrato e che tanto è caro all'Opera nostra) ad una popolazione che si sta impegnando nella risoluzione dei propri problemi, cercando la strada che rende la diversità una ricchezza in vista di una comunione fraterna.
L'Opera Madonnina del Grappa in Rwanda
L'Opera Madonnina del Grappa in questi ultimi anni si è dilatata al continente africano, inserendosi così nella dinamica missionaria, che fu già del suo Fondatore, Padre Enrico Mauri (1883-1967). Siamo stati chiamati a condividere l'esperienza missionaria in Rwanda a partire dal 2000, prima con le vedove ed i poveri, poi nell'attenzione e nella promozione della famiglia e dei giovani, inserendoci al Centro di accoglienza e di formazione "Domus Pacis" di Kikukiro (Kigali), promosso da don Tito Oggioni, sacerdote fidei donum della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca (Lecce). Egli stesso ci scrisse nel 2000: "Penso che la proposta di P. Mauri può fare del bene in tutto il mondo e non solo in Italia, anche se dovrà adattarsi alla cultura dei singoli paesi. Le profonde e ispirate intuizioni di P. Mauri, il pater viduarum, portatele più lontano; uscite dall'Italia, raggiungete i confini del mondo... Venite senza schemi prefabbricati, col solo messaggio evangelico di Padre Mauri da proporre e far vivere alle vedove africane con lo stile africano… Che l'anno giubilare sia per il vostro Movimento di Spiritualità vedovile l'anno della "missione" nel mondo". Siamo stati così chiamati a condividere, con il nostro carisma e le nostre attenzioni specifiche, uno scambio tra Chiese sorelle, del quale ora facciamo parte a pieno titolo, ancor più dopo la prematura scomparsa di don Tito. Il Centro di Kigali ha tra i suoi scopi attività formative e spirituali come servizio alla Chiesa rwandese e, particolarmente, all'Arcidiocesi di Kigali. In questo modo è possibile uno scambio tra diverse realtà ecclesiali che rimandano, come diverse tessere, all'unico volto della Chiesa Sposa di Cristo. L'impegno concreto dell'Opera è quello di annunciare nel contesto rwandese ad ogni persona, in ogni dimensione possibile, l'amore di Cristo Sposo per la Chiesa sua Sposa. Questo carisma è riconosciuto con immediatezza e forza dalla comunità ecclesiale locale e l'insistente invito che ci giunge è quello di crescere insieme come Chiesa per essere irradiazione di Cristo e del suo amore.